mercoledì 17 marzo 2010

Eluana: la coscienza e la ragione


Di Matteo Sabbatani
(febbraio 2009)


A quanto pare, l’odissea o – se preferite – la via crucis di Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo permanente dal novantadue, sta – finalmente, aggiungiamo noi – trovando una degna, umana e logica conclusione: nella notte tra il due e il tre febbraio, infatti, da quella clinica di Lecco che – per tanti, troppi anni – è stata la sua casa, la giovane è stata trasferita – con un’ambulanza – presso un’omologa struttura di Udine, città d’origine della famiglia, dove – a meno di clamorosi colpi di scena dell’ultima ora – dovrebbe essere scritta la parola fine su una vicenda che – da qualche anno – divide trasversalmente quel briciolo di opinione pubblica che ancora esiste – e, per fortuna, resiste – in questo Paese.
Ora, per favore, telecamere e taccuini facciano un passo indietro: se non v’è dubbio che – suo malgrado – la “spettacolarizzazione” di questo calvario sia servita ad evidenziare con forza una delle tante lacune giuridico- legislative che ancora caratterizzano in negativo la sesta potenza industriale del mondo, è altrettanto ineccepibile il diritto degli Englaro di stringersi in pace nel loro dolore quando, tra pochi giorni, daranno l’ultimo saluto alla figlia.
Siamo convinti – anzi, siamo certi – che ci sarà tempo e modo, dopo, di riflettere seriamente sul merito delle questioni che, anche da un punto di vista etico e morale, questo caso ha inevitabilmente sollevato.
A noi – che, per la prima ed ultima volta, ci azzardiamo sommessamente ad esprimere, su questa vicenda, il nostro parere – piacerebbe che, nel dipanare la matassa, il legislatore non prestasse orecchio alle sirene di quanti, da oltre Tevere e nono solo, calpestano sovente quella laicità su cui debbono continuare a poggiare le fondamenta del nostro vivere civile, del nostro essere Stato: si legiferi, dunque, così com’è giusto, e lo si faccia sollecitamente, ricordando – per un verso – che la generalità e l’astrattezza sono, o dovrebbero essere, i caratteri peculiari di ogni Legge degna di questo nome e – per l’altro – che la vita è tale se e solo se, ovvero sino a quando, riesce – nonostante tutto – ad essere vissuta.

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