giovedì 3 ottobre 2024
Del «Lutto matematico» e delle sue implicazioni sociali, filosofiche, culturali e politiche
venerdì 7 giugno 2024
I «Neri dentro» e il rischio della “torsione neo-autoritaria”: tutte le lacune delle riforme dell’asse Meloni-Nordio-Salvini
Di Matteo Sabbatani
Ad appena un anno e mezzo
dalla vittoria elettorale del centrodestra a trazione meloniana – e alla
vigilia delle elezioni europee – ci ritroviamo a dover amaramente constatare, anche
se avremmo preferito la sorte si fosse incaricata di smentirci, d’esser stati –
in tempi non sospetti, cioè a tempo debito – facili profeti di sventura.
Infatti, impossibilitata a
farsi beffe dei parametri di bilancio imposti dalla Ue (la quale – anzi – a
prescindere dai risultati delle imminenti consultazioni, si prepara – in
autunno – a sottoporre i nostri conti ad una procedura per deficit eccessivo) e
degli obblighi derivanti dalla partecipazione all’Alleanza atlantica, questa
destra non fa altro che sventolare i vessilli di quelli che – da sempre – sono
i suoi cavalli di battaglia ed i suoi temi identitari.
“Neri dentro” e non “per
caso”, questi impenitenti neofascisti – che, oramai non v’è dubbio, aderirono
alla finiana svolta di Fiuggi per mero calcolo politico e non per convinzione –
non perdono occasione per mostrare di aver mantenuto – circa la società
italiana complessivamente intesa, dal ruolo della donna all’organizzazione
dello Stato – una concezione di stampo prettamente mussoliniano, con buona pace
della circostanza – in vero paradossale – per cui la Storia ha voluto fossero
proprio loro ad iscrivere – per la prima volta in oltre settant’anni di vita
repubblicana – il nome di un’esponente del gentil sesso “nell’albo dei nostri
capi di governo”.
Nessuno si stupisca, allora,
stante quanto sopra, se – eccezion fatta, appunto, per la/il (non lo sapremo
mai) presidente del consiglio e la di lei (o forse di lui) sorella – è d’uopo,
per questo esecutivo, che la donna – alla stregua di quanto accadeva sino alla
metà degli anni quaranta del secolo scorso e salvo che non mostri una certa
predisposizione a truffare l’Istituto Nazionale di Previdenza sociale e
l’erario (nel qual caso, Ça va sans dire,
un posto da ministra – o ministro – le spetta di diritto) – si limiti a
figliare fin quando ciò le sia per natura possibile, mantenendo ordinata la
casa e “presentabili” il marito e la prole.
Dunque, la sola ipotesi che un
siffatto angelo del focolare – magari per tutelare la propria salute, o perché
economicamente disagiato o per una miriade di altre insindacabili ragioni
personali – possa trovarsi nella
condizione di dover interrompere una gravidanza è – se non inconcepibile (ipse
dixit) perché, formalmente, la 194 non si tocca – per lo meno riprovevole:
colei che, sciaguratamente, dovesse compiere questa scelta, quindi, secondo i
piani del governo, in un futuro non troppo lontano, sarà chiamata – non solo e
non tanto a risponderne dinanzi alla propria coscienza – quanto a fronteggiare
le critiche spietate e gratuite, nonché gli impietosi giudizi “ad alzo zero”, degli
esponenti di quelle associazioni antiabortiste che – nei consultori pubblici –
affiancheranno psicologi e psicoterapeuti, quasi che questi ultimi non sappiano
fare il loro mestiere.
Ma – lo accennavamo, sia pur
brevemente, in sede di introduzione – anche lo Stato, le sue più alte e
rappresentative Istituzioni, le sue articolazioni e persino il principio della
separazione dei poteri paiono destinati a subire gli effetti di questo
rigurgito reazionario.
Infatti, figlio com’è di uno
scellerato do ut des spregiudicatamente giocato sulla pelle del Paese tra
Fratelli d’Italia e Lega salviniana, il combinato disposto di Autonomia
differenziata e cosiddetto premierato mette seriamente in pericolo le
fondamenta stesse della Repubblica e – con queste ultime – l’unità della
Nazione e le basi precipue della nostra convivenza civile, del nostro essere
Comunità: perché?
Ebbene, onde tentare di
rispondere compiutamente ed esaustivamente all’interrogativo – peraltro solo
apparentemente retorico – di cui sopra, è doveroso rammentare anzitutto come:





